La scelta del CCNL

La scelta del CCNL

L’approccio alla questione.
Il nodo da sciogliere quando si procede alla prima assunzione e successivamente alle altre, è quello della scelta del CCNL da applicare.

É una scelta libera del datore di lavoro?
Va applicato il contratto nazionale a seconda dell’attività svolta?
Il lavoratore può contestare la scelta del datore?
L’Inps può sindacare la scelta fatta, magari da datore e lavoratore concordemente?
Si sceglie solo in base alla retribuzione?

Sono queste le domande alle quali di solito bisogna rispondere per poter procedere ad una corretta assunzione. Ed è quello che lo Studio Di Matteo farà in quest’articolo, secondo le indicazioni e l’orientamento attuale della Giurisprudenza italiana.

“Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, è un accordo siglato dai rappresentanti dei lavoratori con i rappresentanti dei datori di lavoro.
La stipula del contatto nazionale (per ogni categoria)  ha l’obiettivo di dettare la disciplina che regolerà ogni aspetto del rapporto lavorativo individuale tra datore e lavoratore”.

E’ una libera scelta del datore di lavoro.
Non è abblicabile erga omnes.
Il CCNL qualunque sia la categoria disciplinata, non ha valore erga omnes, ossia non è automaticamente applicabile a tutti indistintamente.
Deve essere applicato obbligatoriamente ed integralmente dai datori di lavoro che aderiscono ad una associazione di categoria firmataria. 
Deve essere applicato dai datori di lavoro che liberamente abbiano deciso di applicarlo direttamente o indirettamente.

Insomma per i Datori di Lavoro che sono liberi da vincoli associativi la scelta del CCNL è “libera”. Tuttavia vi sono alcune circostanze di cui bisogna immancabilmente tenere conto e rispettare.

  1. Intanto non si può prescindere dall’attività effettivamente svolta dall’azienda; bisogna sempre tenerne conto.
  2. Di sicuro si deve tenere conto delle mansioni e funzioni affidate e/o chieste al lavoratore. Insomma non si può assumere un cuoco con la mansione di lavapiatti.

Applicabilità del contratto di categoria.
L’applicabilità ad un rapporto individuale di lavoro di un CCNL e dunque l’individuazione dell’oggetto del rapporto, è rimessa all’autonomia delle parti. Non dipende dall’oggetto dell’attività economica d’Impresa (Cass., S.U., sent. n. 2665 del 26 marzo 1997).

Secondo le Sezioni Unite i contratti collettivi sono sottoposti alle regole civilistiche dell’autonomia privata. La loro efficacia, pertanto, non è estesa alla generalità ma è anzi limitata a quanti, con l’iscrizione alle associazioni sindacali, hanno a queste conferito la rappresentanza dei propri interessi nella stipulazione dei contratti collettivi.

Questo significa secondo le Sezioni Unite della Cassazione che la libertà sindacale porta con se “l’impossibilità di applicare un contratto collettivo di diritto privato a persone che non vi abbiano direttamente o indirettamente aderito e che vi sarebbero assoggettate in base a definizioni o delimitazioni autoritative delle categorie professionali”.

Detto ciò è bene prima di scegliere il CCNL da applicare, determinare con esattezza l’attività svolta dal datore di lavoro. Per fare ciò prima di tutto bisogna verificare il codice ATECO che identifica l’attività del datore di lavoro, e la sezione “campo di applicazione” del CCNL.

Inoltre si deve tener conto che una attività può essere disciplinata da più contratti, e dunque più di un CCNL potrebbe essere scelto quale riferimento per fissare le regole del rapporto tra datore e lavoratore.
Il criterio in questo caso è quello che il datore di lavoro può aderire all’uno piuttosto che all’altro in ragione della sua convenienza.(Tribunale di Roma, sez. lav., sent. n. 370 del 18 gennaio 2017, est. Dott.ssa Casari).

Il lavoratore non può contestare la scelta del datore.
Diversamente da quanto avviene per il Datore di lavoro, il Lavoratore non può scegliere quale contratto applicare. Non può neppure pretendere che il datore cambi la propria scelta. Anche assumendo che l’attività prestata non abbia alcuna relazione con quello cui il datore ha scelto di dare applicazione.

Un lavoratore insomma non può pretendere che venga ad esso applicato un contratto collettivo diverso se il datore di lavoro non vi è obbligato per appartenenza sindacale. Anche quando il rapporto di lavoro è regolato da un contratto collettivo di un settore che non corrisponde a quello dell’attività svolta dall’imprenditore.

Ciò non vuol dire che al Lavoratore possa essere riconosciuta una retribuzione indiscriminatamente bassa per il tipo di attività prestata. In ogni caso l’applicazione del contratto collettivo voluto dalle parti non può legittimare il riconoscimento di un compenso non proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto.

In questo caso, l’art. 2070 del Codice Civile, diviene applicabile sopra gli altri principi per l’individuazione del contratto collettivo da applicare. In tale caso il contratto sarà quello della categoria professionale e dell’attività lavorativa svolta dall’impresa in maniera prevalente.
La conseguenza è che verrà – per esempio – adeguata la retribuzione salariale mediante la sostituzione del minimo salariale previsto dal contratto applicato dalle parti, con quello del diverso contratto di categoria.

L’Inps non può sindacare la scelta del datore se…
Allo stesso modo, a parere di chi scrive, se il rapporto individuale di lavoro è regolato con un contratto e secondo livelli scelti con scopo elusivo (secondo una valutazione in ultimo del Giudice) per ottenere un risparmio sulla contribuzione, l’Inps o la Direzione del Lavoro oggi incorporata, potranno ben riclassificare il contratto applicato e/o i livelli scelti e chiedere la differenza contributiva.

Si è specificato “secondo una valutazione ultima del Giudice” perchè è stato riscontrato che qualche volta l’Inps ha errato nell’applicazione del criterio appena citato.  

Non si sceglie in base alla retribuzione.
Va da se che per quanto appena detto il Contratto da applicare non può o deve essere scelto il base alla retribuzione. Anche se è quella che si vorrebbe corrispondere e/o ottenere. Di sicuro è un criterio da tenere in considerazione per iniziare la valutazione del possibile e del lecito.

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